Repubblica — 05 agosto 2005 pagina 32 sezione: CRONACA
Che ci faccio sul treno per Bargrad? Perché è pieno di donne slave? Che mare vedo dal finestrino? Dove diavolo è Bargrad? La voce del controllore mi strappa dal dormiveglia dell' alba. «Signo' , o' bigliett». Sì, il biglietto. Eccolo qua. Sopra c' è stampato Bari, Italia. Ecco, vede? Vado a Bari, il mio imbarco per Gerusalemme. Bari, la città di Nicola, il santo più santo dei cristiani d' Oriente. Nicola il buono, il barbuto, il semplice, il protettore dei viaggiatori. E le donne? Badanti. Russe, rumene, ucraine, immigrate in Italia. Dove vanno se non a Bargrad, la Bari degli slavi, rapite da un sublime incantamento, su questo intercity ortodosso che fila a cento orari sull' Adriatico? Per capire il mistero della Russia, mi disse un giorno un prete bergamasco, non serve andare a Novgorod o navigare nel Mar Glaciale Artico verso le isole Solovki, il monastero che Stalin trasformò in gulag. Basta andare a Bari di giovedì, il giorno che i russi dedicano a Nicola. Scendere nella cripta dove stanno le ossa del santo. Lì c' è già tutto. Gli ori, i canti, l' estasi, le candele. E se nella penombra ci sono pellegrini silenziosi, stanchi e incantati, non puoi sbagliare. Sono russi. Venuti da distanze immense, dalla pancia della Grande Madre. Via mare, in aereo, in pullman, in treno. O a piedi. Così ora eccomi qua, all' alba di un giovedì, salito apposta su un treno di badanti che viene da Milano. L' occasione, avevano saputo, era speciale. In basilica erano attesi altri pellegrini da San Pietroburgo e dalla Siberia più lontana che ci sia, la Iakuzia. Un posto da settanta sotto zero. * * * L' intercity ronfa, pieno di pendolari italici. Le slave no, sono sveglissime. Fanno il loro pic-nic a filo di mare. Focacce, frittatine, paste-sfoglie al pathé di melanzane, insalate russe. Roba squisita, fatta in casa. Giovanni, un cieco venuto in pellegrinaggio con la sua brava ucraina, se la gode: «Nemmeno mia madre mi trattava così». Manca solo la vodka, e tra queste donne con larghi zigomi e occhi a mandorla, robuste come lavandiaie o esili come ballerine del Bolscioj, il treno già ti spara dieci fusi orari più a Oriente. Poi, nel silenzio, Maria comincia a cantare. Una voce purissima. Irina le va dietro. Poi Nastassija, e il canto diventa coro. Maria ha trent' anni, fa la cameriera a Modena, è laureata, e nel tempo libero studia musica. Spiega: «E' il salmo 103. Canziamo di come zio ha creato la terra». Inverte deliziosamente la «ti» con la «zeta». Ma proprio quel «dio» che diventa «zio» svela un' intimità col sacro che l' Ovest ha perduto. Sussurra: «Canziamo per Batuska», il paparino. Chi? Ma sì, il pope che s' è assopito, affranto di stanchezza, dopo aver confessato tutta la notte. Viaggiatori tosti i russi. «Grazie a una combinazione diabolica - scrisse nell' Ottocento tale marchese de Custine - il russo è in continuo movimento, non essendo libero». Col comunismo è andata peggio; la Russia è diventata una centrifuga di anime perse. Stalin spostava popoli interi con un dito. Purghe, deportazioni, manicomi, gulag, orfanotrofi di stato. Così qualcuno ha fatto di necessità virtù, ha inventato il vagabondaggio anti-sistema collegandosi alla tradizione dei pellegrini mistici. Un filone antico, nato in Anatolia, e poi emigrato a Nord, quando i Turchi invasero le terre di Bisanzio. Il treno arriva, e Bari è già Oriente. La luce delle pietre, le icone nei vicoli, il vento di Borea, il blu del mare tra le arcate. Bari non è Napoli. Napoli è Spagna, teatro barocco, grida di comari. Qui invece c' è silenzio, nella contr' ora il rumore delle stoviglie nei vicoli è più forte delle voci. Le russe ricominciano a cantare, si sentono a casa, più vicine a Costantinopoli che a Roma. Davanti alla basilica assaltano gioiosamente i siberiani e il loro vescovo. E' giovane, rosso di pelo, e si chiama Zosima, come l' eremita de «L' Idiota» di Dovstojeskij. «La mia diocesi - spiega - è grande cinque volte la Francia e ha un milione di abitanti. Per andare da una chiesa all' altra devo usare l' elicottero». E Nicola che c' entra con voi? «Le prime chiese, oltre il circolo polare, sono state costruite nel suo nome. E' Nicola che ci protegge dalle alluvioni del fiume Lena, che quando è in magra è largo cinque chilometri». Già, te n' eri dimenticato. Ci sono cristiani anche oltre la Mongolia. «Non c' è russo che non sappia trovare Bari sulla carta geografica» gongola Giovanni il priore, trentenne domenicano, col sorriso smagliante dei commessi viaggiatori d' una volta. «A Mosca mi conoscono più che a Roma, un giorno mi hanno fermato per strada perché mi avevano visto in Tv». Sa benissimo di gestire un posto unico al mondo. Il solo dove cattolici e ortodossi coabitano, dividendosi il tempo con precisione condominiale. Nella cripta c' è una messa cattolica, ma le donne delle grandi pianure non se ne accorgono. Non immaginano che questa cosa parlata, con poco canto e poche genuflessioni, senza ori, icone e luccichio di candele, possa essere una messa. E quando, a mezzogiorno, tocca agli ortodossi, il salto di atmosfera è impressionante. Il gregge accende centinaia di ceri come fosse Natale, si affolla attorno alla sorgente di luce dorata e alla reliquia protetta da una grata di ferro. Una tensione di diecimila chilometri che si scioglie. I russi sono attoniti, attraverso la cancellata possono vedere per la prima volta nella loro vita la parte più segreta del sacrificio: il pane pugnalato dal sacerdote, attimo tremendo che normalmente si consuma dietro il tramezzo chiamato «iconostasi», che rappresenta il diaframma fra terra e cielo, mondo visibile e invisibile. A Bari la magìa è nuda. Una decina tra pope, vescovi, diaconi e chierichetti in paramenti rossi e dorati va e viene attorno alla tomba-altare, si inchina, s' incurva, innalza canti attorno a un unico, interminabile basso continuo. * * * Viktor è arrivato da Mosca, ha l' occhio severo e una barba come Mosé. E' la quarta volta che viene in basilica. Dice: «I baresi non sanno che tesoro hanno. Qui qualsiasi grazia chiedi con fede, la ottieni». Un giorno, racconta, dio mandò in Russia San Nicola e San Cassiano. I due trovarono un contadino, col suo carro affondato nella melma. Cassiano si mise a pregare, Nicola invece diede una mano e spinse il carro. Allora dio chiamò a rapporto i due santi e chiese al primo: come mai non sei sporco? Cassiano rispose: io ho pregato. E Nicola: io ho lavorato. «Allora dio decise. Diede a Nicola due feste l' anno, in marzo e in dicembre, e a Cassiano una sola, e per giunta il 29 febbraio». Perfida festa bisestile, che ricorre un anno sì e tre no. Le russe se ne vanno, squadriglie di rondini volteggiano attorno ai campanili, la Luna si riempie lentamente. Un domenicano si avvicina, capisce il mio rapimento. Si chiama Dalmazio, è un venerando professore in teologia. Ha la tonaca, pare uscito da una miniatura bizantina. Risplende di dolcezza. «Vede, l' umanità si sente capita dal Santo più che dai ministri del sacro. Anni fa, in Columbia, vidi una donna col volto solcato dal dolore che pregava davanti a una madonna nera, trafitta dalla pena come lei. Le chiesi: como stas? E lei, guardando Maria, sospirò: nos nos entendemos, noi due ci capiamo». * * * Addio amiche badanti, il treno riparte, il cielo diventa viola, il mare di strass, vele passano nel maestrale. Ma il vecchio ansima, incalza, è come se volesse togliersi un peso. «La nostra teologia, con le sue categorie logiche, è una scuola di ateismo. Il rapporto vero col sacro passa attraverso la carne e le ossa~ Il pane della comunione non ci entra forse nel corpo? La religione vera è innamoramento, "Saudade"~ nostalgia della pienezza di un incontro che non lascia strascichi di colpa~ e poi, la donna è la creazione più stupenda di dio~ si ricordi, Cristo disse: le prostitute vi precederanno nel regno dei cieli~». E se ne va, ciabattando, tra le rondini della sera.
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LA CURIOSITA' / San Nicola era un mediterraneo magro, olivastro.
Abitava a Mira, sud della Turchia, e secoli dopo, quando scoppiò la caccia alle reliquie, il suo corpo fu portato a Bari. Ma la Turchia era impero bizantino, cioé Grecia. Risultato: tuttora i greci considerano i baresi emeriti ladri di santi. I russi no, niente rancori balcanici. Dicono: "Bari ha salvato Nicola dall'infedele", e ogni anno festeggiano la traslazione delle reliquie. Si consolano così: "A Dio piacque che la luce dell'Oriente illuminasse il buio dell'Occidente~".
LA BIBLIOGRAFIA / Pavel Evdokimov, "Pellegrini russi e vagabondi mistici ed. San Paolo 1990 Justin Popovic, "Serafino di Sarov, vita e miracoli", ed.Appunti di viaggio 2002 Jurij Brodskij, "Solovki, le isole del martirio", Ed. La casa di Matriona 1998 Racconti di un pellegrino russo", ed. Bompiani 2003 Periodico "La Nuova Europa", www.russiacristiana.org Vita dell'arciprete Avvakum, scritta da lui stesso", Adelphi 1986 Ivan il Terribile, "Un buon governo nel regno", Adelphi2000 Mistici russi", Divo Barsotti, ed. Il Leone Verde 2000 - DAL NOSTRO INVIATO PAOLO RUMIZ
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